Visualizzazione post con etichetta Ce l'ho con.... Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ce l'ho con.... Mostra tutti i post

sabato 14 luglio 2012

Ce l'ho con…la distribuzione dei film in Italia




Nel nostro paese il mercato cinematografico viene programmato allo stesso modo: d’estate deserto quasi assoluto di titoli interessanti, poi come arriva l’autunno si scatena l’inferno. Non parliamo poi del periodo natalizio dove non può mancare “l’anomalia” tutta italiana: nel 2009 Avatar, film che ha avuto il maggior incasso nella storia mondiale, fu fatto uscire da noi un mese dopo rispetto a tutti gli altri, il 15 gennaio 2010, perché altrimenti i nostri prodotti nostrani, i  “cinepanettoni”, ne avrebbero sicuramente risentito in termini d’incassi.





Il problema che pare non sia saltato o non voglia saltare all’occhio dei distributori italiani è che posticipando l’uscita di un film rispetto ad altri paesi può portare solamente ad una pesante perdita d’incassi. La pirateria si sa è una brutta bestia, e in Italia, parlando in termini calcistici, non si fa altro che fornire degli splendidi assist a porta vuota.







Qualche anima ingenua tuttora attribuisce al lavoro di doppiaggio la causa principale dei ritardi ma possiamo tranquillamente accantonarla poiché ci sono anche tanti film che vengono fatti uscire in linea con le altre date internazionali. Quest’anno The Avengers in Italia ha addirittura anticipato di qualche giorno gli Usa.









Noomi Rapace e Logan Marshall in  "Prometheus"


E’ più facile pensare che uno dei motivi più plausibili sia il costo della distribuzione, voce che varia notevolmente a seconda dell’ importanza della pellicola. I distributori saturano l'offerta proiettando in diverse sale il film del momento, mentre quelli da basso budget o indipendenti, i quali vengono ritenuti poco remunerativi, vengono relegati a mere comparse settimanali o neanche compaiono al cinema. 





Tirando in ballo il 2012, l’esempio più eclatante di come veniamo trattati da terzo mondo è col film di Ridley Scott, "Prometheus". Mentre negli Stati Uniti  è già nelle sale dall’ 8 giugno, noi dobbiamo ancora aspettare il 14 settembre per poterlo vedere, poco più di tre mesi di differenza. Secondo voi i fan sfegatati della saga di Alien o anche solo chi è curioso di vedere l’ultima fatica di Ridley aspetterà placidamente tutto questo tempo? Oppure si lascerà tentare dal diavolo seduttore dello streaming su Internet? La risposta pare ovvia.







Brad Pitt è il protagonista di "Moneyball"


Il vero peccato mortale però resta la messa da parte di quei titoli che hanno avuto un riconoscimento importante. “Moneyball” uscito il 23 settembre 2011, è stato candidato in sei categorie dei Premi Oscar 2012, tra cui miglior film e miglior attore protagonista per Brad Pitt. Da noi l’abbiamo visto di sfuggita dal 27 gennaio scorso. "Little Children", uscito nel 2006 con protagonista Kate Winslet, ottenne diverse nominations agli Oscar, ai Golden Globe e diversi riconoscimenti internazionali ma in Italia non è ancora pervenuto. “Blue valentine” stessa sorte. Un Intenso dramma di coppia uscito nel 2010 con attori del calibro di Ryan Gosling e Michelle Williams, fu presentato a Cannes e la Williams ottenne anche la nomination come miglior attrice agli Oscar 2011.











Scena di "Hunger" diretto da Steve McQueen


In altri casi entra in gioco l’opportunismo. All’ultimo festival di Venezia visto il successo riscosso dalla coppia Michael Fassbender/Steve McQueen per il film “Shame”, la distribuzione italiana ha pensato di tirar fuori dal dimenticatoio un altra pellicola fatta dalla stessa coppia nel 2008, “Hunger”. Vincitore della Caméra d'or al 61º Festival di Cannes, ricostruisce il trattamento riservato ai prigionieri politici dell’Ira in un carcere dell'Irlanda del Nord. Nel film viene mostrata la violenza con cui le guardie carcerarie torturano i prigionieri in contrapposizione alla determinazione dei prigionieri, che persero la vita lottando per la causa dell’indipendenza. Un film di notevole interesse culturale, tralasciato disgraziatamente all’epoca e rispolverato non per motivi intellettuali, ma per ricavarci un pò di pecunia. 







Tutto questo discorso ci porta ad esprimere un semplice concetto: il mercato italiano deve uniformarsi il più possibile al resto del mondo. In questo modo si limita parzialmente la piaga della pirateria on line, i distributori portano ugualmente a casa la loro bella fetta di guadagno e noi cine-spettatori saremo meno tormentati per l’attesa di un agognato film da vedere.



lunedì 9 gennaio 2012

Ce l'ho con...la banda De Laurentiis che ci appioppa ogni anno lo stesso cinepanettone





Eccoci giunti al secondo appuntamento con la rubrica in cui, da consumatori incalliti di prodotti cinematografici, diamo sfogo alla nostra indignazione. Dopo il doveroso j’accuse nei confronti del 3D tarocco parliamo di un argomento tutto italiano che è causa di discussione da anni. Il cinepanettone è probabilmente l’espressione di cinema più bassa che esista. Volgare, superficiale e terribilmente ripetitivo, ha poco a che fare con la settima arte. Tutti ne parlano male, eppure ogni Natale orde di cinefili sia occasionali che abituali (noi compresi) affollano i cinematografi pur di rispettare la tradizione e non perdersi il magro spettacolo. Insomma, un autentico mistero che accompagna il nostro paese da circa un quarto di secolo.












Ma come è cominciato tutto? Siamo nell’anno del Signore 1983, l’Italia è in pieno boom economico, le località di villeggiatura sono gremite e le radio di mezza Europa suonano Moonlight Shadow. In questo ambiente prolifico Aurelio De Laurentiis, con la complicità tecnica dei fratelli Vanzina, escogita un piano diabolico, produrre una commedia popolare natalizia dai minimi costi e dai massimi guadagni. La formula è semplice: linguaggio scurrile, località affascinanti e hit musicali del momento, il tutto tenuto insieme da una storiella banalotta e maliziosa su amori e tradimenti. La qualità artistica è decisamente scarsa ma grazie alla comicità di personaggi come Jerry Calà, Guido Nicheli, Mario Brega e un giovane Christian De Sica (che collauda il personaggio del cafone imborghesito che lo identificherà per gran parte della sua carriera) il risultato è un successo e diviene un cult. “Vacanze di Natale” diventa così il capostipite di una epopea cinematografica che conta attualmente 23 episodi, eguagliando soltanto James Bond e forse qualche filone Bollywoodiano. 










Nel corso degli anni la formula non ha subito nessuna trasformazione, ma alla causa si sono legati indelebilmente nomi nuovi come Neri Parenti, tutt’oggi alla regia, e Massimo Boldi, che insieme a Christian De Sica ha creato una fruttuosa coppia comica che ha fatto da colonna portante alla serie per molto tempo.










Dobbiamo ammettere di aver riso tutti almeno una volta davanti a un cinepanettone, ma questo non basta a giustificare la loro pochezza e monotonia.









L’incredibile trascuratezza con cui vengono realizzate queste pellicole è insopportabile. Dialoghi assurdi, tempi morti e ridoppiaggi pietosi sono la norma. La storia è solo un pretesto per raggiungere le solite situazioni. La sceneggiatura è al massimo una “traccia” che si affida completamente all’improvvisazione del comico di turno. Ma è cosi difficile rinnovarsi? Ingaggiando sceneggiatori un po’ più ambiziosi e qualche attore vero in più, questi film non potrebbero essere trasformati in commedie quantomeno dignitose? E dire che il genere ha sempre potuto vantare incassi stellari, assolutamente sproporzionati se paragonati al reale valore delle pellicole. Non voglio fare i conti in tasca a De Laurentiis, ma almeno una parte di questi soldini non possono essere reinvestiti sulla serie?! Invece si continua imperterriti a vivere di rendita, distribuendo il solito prodotto scadente che si regge grazie alla popolarità della saga.







Ma questa popolarità non può essere infinita. Sebbene la formula abbia incredibilmente funzionato per molto tempo, lo scorso anno, l’osceno “Natale in Sudafrica” ha fatto registrare un notevole calo degli incassi. Quest’anno De Laurentiis ha cercato di correre ai ripari richiamando nella banda i temibili fratelli Vanzina incaricandoli di scrivere una sceneggiatura sobria e depurata delle volgarità. Vuol dire che almeno una sceneggiatura c’è! Un passo avanti è stato fatto! Ma nonostante ciò “Vacanze di Natale a Cortina” si è rivelato il solito polpettone che per di più è fastidiosamente tempestato di spudorate pubblicità, anzi, di autentiche televendite! La manovra non ha funzionato e la crisi al botteghino continua.









Quale sarà la prossima mossa? “Vacanze di Natale 3D”? Auguriamoci
invece un cambiamento sostanziale, ce n'è bisogno. Forse guadagnerà un po’ di meno De
Laurentiis
, ma guadagnerà molto di più il cinema italiano.






mercoledì 14 dicembre 2011

Ce l'ho con...George Lucas e tutti quelli che ci rifilano il 3D "fasullo"





Carissimi cinefili, predatori onnivori che vi nutrite di qualsiasi film basta vi troviate al buio di una sala cinematografica o seduti comodamente nel vostro salotto di casa; voi che trovate sempre il tempo di girovagare per internet alla ricerca dell’ ultima indiscrezione, quante volte vi è capitato di leggere qualche articolo che vi ha fatto letteralmente saltare sulla sedia o inveire contro questo o quel regista, produttore o attore perché vi ha rovinato la giornata. L’obiettivo principale di questa rubrica è proprio questo: regolarmente vi sottoporremo il nostro modesto punto di vista su qualunque evento abbia attirato negativamente la nostra attenzione. 









Il primo argomento che trattiamo è molto spigoloso visto che riguarda l’uso sconsiderato e improprio del 3D operato da produttori e registi compiacenti: ultimo in ordine di tempo il signor George Lucas, di professione pare sia un affarista, oltre che regista. 












Lo scorso settembre usciva Star Wars in Blu-Ray in Alta Definizione, attesissimo dai fan, anche se ha lasciato dietro di sé strascichi polemici dovuti all’ aggiunta di discusse scene inedite. Guardando il cofanetto, come primo interrogativo che mi sono posto è stato quale altra astuzia si inventerà Lucas per continuare a spremere Star Wars. Neanche a farlo apposta poco dopo è arrivata la risposta. Ormai è ufficiale che il 10 febbraio prossimo arriverà sul grande schermo il primo episodio di Star Wars-La minaccia Fantasma in 3D. Sicuramente sarà il primo dei sei film che rivedremo al cinema, col buon Lucas che si starà già fregando le mani, tanta la soddisfazione di incamerare ulteriori profitti.















Io mi domando e chiedo: perché rovinare un capolavoro unico nel genere fantascientifico? Non ha assolutamente bisogno di ritocchi o evoluzioni tecnologiche; queste cosiddette “migliorie” potrebbero invece guastare l’ ottimo risultato ottenuto con la normale pellicola. 










Se vi è capitato di leggere qualche mia recensione dove si commentava l’impiego del 3D ho sicuramente fatto notare la mia ostilità verso questa tecnica, principalmente quando viene utilizzata per convertire film in 2D; non mi riferisco pertanto al 3D “nativo”. Un esempio? “Avatar” di James Cameron. Mi duole ammetterlo perché non ho un grande apprezzamento, tuttavia Cameron rimane per ora l’unico che ha saputo sfruttare la tridimensionalità in modo eccellente. Il suo però è stato un lavoro iniziato da lontano (l’idea di girare il film è nata dopo l’uscita di Titanic, nel 1997) e ha reso indispensabile la possibilità di disporre di un elevato budget (250 milioni di dollari). 











Questo riconoscimento nei confronti di Cameron mi viene subito demolito dal momento che anche lui ha ceduto alla smania di far soldi, poiché farà riconvertire “Titanic” entro aprile 2012, giusto in tempo per il centenario del naufragio del transatlantico. 






Ma torniamo brevemente alla differenza tra i due tipi di 3D, nativo e convertito.




I film in 3D nativo sono effettuati attraverso l'uso della cosiddetta “Fusion 3D Camera”,  usata come già detto da James Cameron nel film "Avatar". Questo tipo di registrazione è molto realistica ma difficile da realizzare dato l’ingombro di questi apparecchi e rende la vita dura per i registi soprattutto nel girare primi piani o veloci cambi di ripresa.    












Nei film riconvertiti, per ricreare le immagini dedicate ai singoli occhi, la pellicola classica viene rielaborata attraverso dei software: gli oggetti vengono sdoppiati in maniera più o meno accentuata a secondo che si trovino in primo piano o sullo sfondo, ma l'angolazione rimane la stessa. 











Alcuni esempi di film riconvertiti? “Alice in Wonderland” di Tim Burton (deludente), “Scontro tra Titani” (mediocre). Noi italiani ci abbiamo messo del nostro con “Box Office 3D”, a dir poco ributtante. 





Non dimentichiamo poi il piccolo particolare che questo lavoro di riconversione, ce lo fanno scontare sul prezzo del biglietto in maniera oltremodo scandalosa, in quanto i costi per convertire il normale film sono ampiamente minori rispetto ad un film che viene girato completamente dall’ inizio con le videocamere stereoscopiche. Come sempre chi ci rimette siamo noi spettatori, cornuti e mazziati come si suol dire. 







Un consiglio per George Lucas: invece di rimanere attaccato come una cozza alla sua creatura ormai da decenni, cerchi di sfruttare le meningi cimentandosi di nuovo nella regia, che non è un mestiere ma un’ arte. Non è perché ha avuto un’ unica grande idea ci deve vivere di rendita tutta la vita.