Nel recente passato Ridley Scott, dopo aver fatto film che si alternavano tra opere di buona fattura (American Gangster) e risultati molto più discutibili (Le Crociate, Robin Hood), torna al genere che l’ha portato in auge, la fantascienza. E lo fa con Prometheus, con il quale si propone di ampliare quei confini oscuri e sconosciuti che circondavano l’universo di Alien.
Scozia, 2089. I ricercatori Shaw e Holloway scoprono in una grotta delle pitture rupestri raffiguranti un umanoide che indica una costellazione. Essendo l’ultimo di una serie di simili ritrovamenti avvenuti in diverse parti della Terra, i due concordano che possa essere un invito da parte degli “Ingegneri”, una sorta di creatori del genere umano. A finanziare la missione ci pensa Peter Weyland, proprietario della omonima Weyland Corporation, il quale mette a disposizione un’astronave per raggiungere la destinazione corrispondente alla disposizione dei pianeti ritratti dai ritrovamenti.
E così come Prometeo provocò l’ira delle divinità rubando il fuoco per donarlo agli uomini, così l’equipaggio della Prometheus tenta di trovare risposta al perché della vita. Ma attenzione a sfidare gli “dei”….
Nato inizialmente dalla volontà di fare un prequel sulle origini degli xenomorfi, in seguito il progetto ha subito delle modifiche, fino a quando è stato deciso di dar vita ad una storia indipendente. Il film prende spunto dalla gigantesca creatura fossilizzata comparsa in Alien, poi ribattezzata “Space Jockey”, che gli esploratori della nave commerciale Nostromo trovavano quando atterrano sul pianeta LV-426. Prometheus parte divinamente. Quelle vedute aeree di paesaggi desolati e sconfinati è un piacere per gli occhi, però portano con sé anche i primi interrogativi. Ma quella che vediamo è la Terra o un qualsiasi altro pianeta? E la scena successiva dove una creatura dalle sembianze umanoidi beve un liquido nero cosa sta ad indicare, una qualche sorta di rito religioso o cos’altro? E così via, per tutta la durata del film il copione di Damon Lindelof (famoso sceneggiatore della serie televisiva Lost), ci presenta tanti interrogativi senza dare una soluzione. Vengono introdotti tanti concetti (fede, religione, filosofia), alcuni anche apprezzabili (il rapporto uomo-macchina) ma alla fine nessuno di questi viene sviluppato sufficientemente.
Persino il quesito cardine del film di cui mi sarei aspettato una risposta non è stata data: per quale motivo gli “Ingegneri” ci hanno creato?
L’errore è stato quello di “serializzare” la storia. Ha un suo perché se si usa a scopi televisivi, ma per un lungometraggio da cinema gli effetti sono negativi. La storia ingarbugliata porta lo spettatore a stufarsi dopo un po’ per le troppe domande, e i comportamenti degli stessi personaggi diventano incomprensibili e ridicoli.
Altrimenti come spiegare la presenza di un Guy Pearce truccato orribilmente da vecchio decrepito per vestire i panni del signor Weyland? Si poteva scritturare un qualsiasi anziano preso per la strada per fare la sua parte. E invece non è stato fatto, poiché Prometheus nasce col preciso scopo di dar vita a un sequel.Fortunatamente ci ha pensato Ridley Scott a compensare una debole sceneggiatura: solida regia ben attenta alla realizzazione degli ambienti, ritmi cupi che riescono a creare sufficiente tensione e due magnifiche scene: la prima è quella dell’androide David che gira tutto solo per la Prometheus mentre l’altra, in perfetto stile Alien, è quella dell’operazione subita dalla Dr.ssa Snow nella capsula chirurgica per estrarre la creatura dalla pancia. Gli effetti speciali sono ottimamente curati grazie alla presenza di H. Giger, collaboratore di Scott dai tempi di Alien.
Michael Fassbender e Charlize Theron vengono promossi a pieni voti. Il primo è perfetto nei panni dell’androide David, il suo è il personaggio più originale e interessante del film, principalmente per la sua ambiguità. La Theron nei panni della cinica Meredith Vickers non ha molto spazio nel film ed è un vero peccato perché il suo ruolo meritava un ulteriore minutaggio. La prova di Noomi Rapace (Dr.ssa Snow) è positiva ma ci si aspettava di più dal ruolo di protagonista che ricopre, specialmente perché eredita il ruolo di “eroina” che fu di Sigourney Weaver in Alien. Insignificante invece Logan Marshall-Green (Dr. Charlie Holloway) ulteriormente aggravato da un osceno doppiaggio. Per il resto fungono da discreto contorno le presenze di Sean Harris, Rafe Spall e Idris Elba.
Non è il capolavoro che ci aspettavamo dal regista di Alien e Blade Runner tuttavia Prometheus rimane un gran bel film di fantascienza. La strategia di mettere troppa carne al fuoco è stata controproducente ed ora l’unica cosa che ci rimane da fare è aspettare il seguito per fugare tutti i dubbi rimasti appesi per aria. A patto che in cabina di regia rimanga Ridley Scott.


