domenica 19 maggio 2013

Oblivion - Recensione




Solitamente evito i film in cui il protagonista è Tom Cruise, ma dal momento che il regista è Joseph Kosinski, ho fatto uno strappo alla regola. Si, perché il suo precedente film, Tron-Legacy, nonostante la sceneggiatura mediocre, mi impressionò dal punto di vista visivo e mi incuriosiva vedere come se la sarebbe cavata con questo Oblivion.





Siamo catapultati nel 2077, uno scenario apocalittico. La Terra è una landa desolata, frutto della guerra combattuta contro gli "Scavengers", invasori alieni. Lo scontro è stato vinto dagli uomini a caro pezzo: l’uso delle armi nucleari ha reso il pianeta radioattivo e per questo il resto della popolazione mondiale s’è trasferita quasi completamente su Titano, una luna di Saturno.





Jack Harper (Tom Cruise) è una sorta di tecnico che, in coppia con la sua assistente Victoria (Andrea Riseborough) deve garantire l'integrità e la sicurezza delle idropompe, macchine giganti che fluttuano sopra il mare risucchiando l'acqua in moda da trasformarla in energia da portare su Titano. Le ultime sacche di resistenza aliena rimaste sulla Terra cercano costantemente di sabotarle ma ormai mancano poche settimane alla fine della loro missione.





Durante una delle solite perlustrazioni, Jack vede un oggetto spaziale precipitare dal cielo e si reca ad investigare. Troverà qualcosa di veramente inaspettato… 




Il cinema ha sfoderato cataste e cataste di film sulla fantascienza, da autentici cult a autorevoli fetecchie, e per lasciare il segno occorre possedere talento e originalità. Kosinski sembra possedere entrambe.







Basato su una gaphic novel dello stesso regista, Oblivion è un film molto interessante, ricco di volute citazioni e omaggi ad altri film di fantascienza che non stiamo qui a sciorinare e che demandiamo ai critici d’alto rango. Dal punto di vista narrativo scorre che è un piacere, la sceneggiatura risulta ben strutturata e con un'inaspettata serie di colpi di scena, tanto da rendere la storia verosimile e coinvolgente. Unica nota discordante risiede nel finale molto approssimativo, per usare un termine “all’acqua di rose”, e che per molti versi si assomiglia con quella di Indipendence Day. In ogni caso si tratta di un enorme passo avanti se pensiamo che questo è il secondo film di Kosinski.











Il suo punto forte comunque è un altro: la sua maestria nella realizzazione delle ambientazioni. Basti pensare all’inizio del film dove, in pochi minuti, il regista riesce a farci cogliere l’essenzialità del mondo in cui si svolgono le vicende attraverso immagini ad alto impatto emotivo; dalla Luna mezza distrutta ai paesaggi sconfinati e desolati di una Terra disabitata. 





Ottima la colonna sonora di genere elettronico affidata al gruppo degli M83, coadiuvata in alcune scene più significative da brani dei Led Zeppelin e dei Procol Harum.





Spendiamo alcune parole sugli attori: Tom Cruise si compiace nel suo ruolo da primadonna, sembra che sia anche ringiovanito fisicamente tanto che se continua così gli rispunta pure il ciuffo alla “Top Gun”. Positive le parti femminili: da Andrea Riseborough, perfettamente integrata in coppia con Cruise a Olga Kurylenko fino alla piccola parte di Melissa Leo. Morgan Freeman come al solito poco minutaggio ma grande resa, e per chi ha occhio per i particolari avrà notato la presenza di Nikolaj Coster-Waldau, il Jaime Lannister della serie “Il Trono di Spade”.





Nel complesso molto positiva l’opera di Kosinski, seppur con molteplici sbavature, dimostra di sapersi muovere nel campo della fantascienza ad alto budget (120 milioni di dollari). Un regista da tener d’occhio nel prosieguo della sua carriera. 








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