mercoledì 12 dicembre 2012

Lawless - Recensione




Tratto dal romanzo “La contea più fradicia del mondo”, Lawless ci riporta addietro ai tempi del Proibizionismo americano dei primi del ‘900, narrando le gesta di una famiglia realmente esistita.





I fratelli Bondurant in pochi anni sono riusciti a creare il più importante traffico di alcool illegale della Contea di Franklin. Howard, il maggiore, annega nell’alcool gli orrori visti stando al fronte nella Prima guerra mondiale; Forrest, fratello di mezzo e vero leader della famiglia, è un uomo di poche parole e dalla forte personalità mentre Jack, il più giovane e impulsivo, fa di tutto per conquistarsi il rispetto dei suoi fratelli. Howard e Forrest sono delle vere e proprie leggende nella zona, e gli abitanti della zona credono ancora nel mito dell’invincibilità dei Bondurant di fronte a qualsiasi avversità.





Quando da Chicago viene inviato un nuovo procuratore con appresso lo spietato e corrotto agente speciale Charlie Rakes, quest’aura di “intoccabili” verrà messa a dura prova. 











John Hillcoat non ha al suo attivo un ampio curriculum tuttavia si ricorda per un non disprezzabile The Road diretto nel 2009, il quale subì le conseguenze della crisi economica che iniziava a imperversare in quel periodo e pertanto venne considerato un film troppo deprimente da presentare al cinema.










In Lawless si respira l’aria o meglio gli effluvi dell’alcool che scorrevano in quantità negli anni ‘20, un tempo in cui per la povera gente, se voleva riportare la pagnotta a casa, fare il fuorilegge poteva essere l’unica scelta percorribile. Il regista delinea in modo fedele il contesto e le atmosfere di quel periodo storico tenendo fede al genere “gangster-movie” degli eroi-criminali, di cui si coglie una sfumatura di western favorita dall’ambientazione rurale.





A ciò si deve aggiungere un paio di fattori positivi: l’alto tasso di violenza e di brutalità che si palesano in modo improvviso e con dovizia di sangue e la sceneggiatura che scorre liscia dall’inizio alla fine, senza momenti di noia. Tuttavia la trama pecca in fatto di originalità: non ci sono sorprese o pieghe imprevedibili, compreso il finale pressoché scontato e dal sapore lievemente sdolcinato.









Il cast degli attori è di alto livello. Tom Hardy interpreta un uomo che essenzialmente si esprime in grugniti e questo dice tutto sul suo talento. Con l’aiuto di un cardigan che a stento contiene il fisico imponente e un tirapugni in tasca, trasmette in maniera disinvolta la natura carismatica di Forrest come leader della famiglia e personalità predominante tra i contrabbandieri locali. A tratti fa anche sorridere quando risponde con i consueti borbottii alle avance di una provocante Jessica Chastain. Quest’ultima, Maggie, è una donna di città forte e intraprendente che fugge dal suo oscuro passato di ballerina nella vana ricerca di un posto dove vivere tranquilla.







Shia LaBeouf riesce a piacermi per la prima volta e sorprende il fatto che non si porta appresso un Transformer: veste i panni del giovane Jack, il più piccolo dei Bondurant. Molto più ambizioso degli altri due fratelli, sogna di far soldi, guidare macchine costose e seguire le orme di gangster come Floyd Banner/Gary Oldman. Quest’ultimo lo si vede poco, ma quando compare lascia il segno, come nella scena iniziale, la più bella di tutto il film.









Nel ruolo del cattivo troviamo un ottimo Guy Pearce nei panni di un effeminato e impomatato sbirro di città con l'ossessione della pulizia. Ottime anche le performance di Jason Clarke (Howard) e Mia  Wasikowska (Bertha).








Oggettivamente la visione di questo titolo mi ha lasciato molto soddisfatto, e lo consiglio vivamente soprattutto a quelli che sono rimasti terribilmente delusi dagli ultimi film del genere, su tutti Nemico Pubblico di Michael Mann. Lawless è l’ennesima dimostrazione che un prodotto piacevole può essere fatto anche senza avere a disposizione alti budget o ricercare ossessivamente idee innovative. 









2 commenti:

  1. E' un vero peccato che non abbiate menzionato nemmeno una volta Nick Cave, perchè probabilmente è l'elemento piu "di cattura" dietro questa operazione

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    1. Hai ragione ma è una cosa voluta. Anche se la storia non è per niente male, non contiene elementi originali o degni di nota tali da mettere in risalto chi lo sceneggiatore.

      Cmq grazie per la nota .-)

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