Poter osservare un grande regista confrontarsi con un genere nuovo è un’occasione interessante. Se il regista poi si chiama Martin
Scorsese l’occasione diventa un evento. Con questo attesissimo Hugo Cabret, colui
che ci ha sapientemente mostrato il lato oscuro dell’animo umano raccontandoci storie
violente di ossessioni e potere si cimenta in una favola per ragazzi adattando
il romanzo del 2007 “La straordinaria invenzione di Hugo Cabret” di Brian
Selznick.
Parigi, 1931. Hugo (Asa Butterfield) è un piccolo orfano che vive nascosto nella stazione ferroviaria di Montparnasse. Dal padre orologiaio ha ereditato la passione per la meccanica e un automa umanoide ritrovato in un museo che se riparato sembra essere capace di scrivere un messaggio. Attento a non farsi scoprire dal duro capostazione (Sacha Baron Cohen), il ragazzo impegna le sue giornate occupandosi degli orologi della stazione e rubacchiando attrezzi e ingranaggi necessari ad aggiustare il misterioso macchinario. Ma un anziano e austero giocattolaio (Ben Kingsley), dopo averlo scoperto a rubare nel suo chiosco, cerca di ostacolare Hugo nel suo proposito. Ma chi è veramente l’uomo? E perché non vuole che l’automa torni a funzionare? Con l’aiuto della figlioccia del giocattolaio Isabelle (Chloe Moretz), Hugo cercherà di risolvere il mistero.
E’ raro che un maestro come Martin Scorsese racconti una storia per il semplice gusto della narrazione (anche se non c’è nulla di male a riguardo, vedere Shutter Island). La scelta del libro di Selznick non è infatti un caso dato che il misterioso giocattolaio altri non è che Georges Méliès, pioniere del cinema finito in rovina e divenuto bottegaio. Grazie alla presenza di questo emblema del cinema Scorsese mescola alla fiaba un raffinato omaggio alla settima arte.
Il risultato è un film affascinante e di grande impatto visivo ma che pecca sul piano narrativo. A deludere è purtroppo l’aspetto apparentemente più semplice ovvero la storia del piccolo Hugo che viene raccontata in maniera semplice e artificiosa. I vari personaggi sono piuttosto superficiali (molti di loro hanno un ruolo indefinito) e i dialoghi sembrano quelli di un libricino illustrato per bambini. Ma quando si inizia a temere il peggio Scorsese aggiusta la mira per concentrarsi sul vecchio Méliès. La perplessità lascia il posto allo stupore in un’emozionante cavalcata attraverso la vita dell’artista ma soprattutto attraverso la storia del cinema. Il film trova ritmo, sentimento e quel senso di magia tipico del cinema ai suoi albori.
A far guadagnare punti al film è la sua perfezione tecnica. Scorsese da sfoggio delle sue abilità, ogni fotogramma è un piccolo quadro, ogni sequenza è girata in maniera sorprendente. Ottime come sempre le scenografie di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, ma anche i costumi, le musiche e la fotografia. Tutto contribuisce alla costruzione di un mondo fantastico dove i dettagli storici incontrano gli elementi fiabeschi, dove il colore dominante è l’oro, lo stesso dei 5 Oscar tecnici portati a casa. A funzionare è persino il 3D (sembra strano dirlo) che aggiunge piacevole profondità alle immagini senza scurirle. Sulla sua necessità o meno si potrebbe aprire un dibattito ma almeno siamo lontani dalla solita truffa.
Hugo Cabret è un film in cui la cinefilia prevale sul racconto compensandone ampiamente i difetti. Sebbene qualche accortezza in più lo avrebbe reso un vero capolavoro rimane un ottimo spettacolo in grado di stupire grandi e piccoli, forse soprattutto i grandi.




Non mi trovo molto d'accordo con la recensione di Ulmer e spiego subito il perchè.
RispondiEliminaScorsese è un regista che non fatico a definire maestro, ma con Hugo ha fatto un buco nell'acqua.
Il trailer è stato molto ingannatorio pechè sembrava il film dovesse trattare di tutt'altro, come se fosse una specie di Harry Potter o film per ragazzi...
Invece oltre a rivelarsi la solita solfa sugli albori del cinema, sicuramente apprezzata dagli amanti del cinema d'altri tempi, ma per i piu' piccoli sarà stato un bel sonno e poco piu'.
Quel poco di narrazione e cioè la storia specifica di Hugo è scialba e a dir poco noiosa, non mi hafatto provare per nulla un briciolo di pietà per il protagonista rimasto orfano. Come se Scorsese si fosse sbrigato a pensarci per dedicarsi completamente all'omaggioa Melies.
Per me il vero Scorses è quello di The Departed, o di quello che reputo la sua opera migliore e cioè Gangs of New York.
Grande Effenber, sono contento del tuo commento perchè sottolinea la "bipolarità" di questo film che, come si suol dire, o lo si ama o lo si odia.
RispondiEliminaLe tue rimostranze sono giustificatissime. Anch'io credo che sia stato sponsorizzato come un altro tipo di film e che questo abbia deluso molti. Dal trailer sembrava effettivamente una di quelle avventure per ragazzi che Hollywood sa ben modellare, arricchita per di più dall'elemento "Scorsese". Un modo di fare purtroppo sempre più frequente. Ma di questo non possiamo dare tutte le colpe al film, ma bensì all'avidità delle major!
Sono d'accordo anche sulla questione Hugo. Nonostante abbia tutte le carte in regola per far versare litri di lacrime lascia piuttosto indifferenti. Se fosse finito sotto il treno probabilmente non avrei battuto ciglio.
Tuttavia la vicenda di Hugo non è altro che una introduzione al centro del film cioè Méliès e la storia del cinema. E qui le cose a mio avviso funzionano molto bene. Certo è un aspetto destinato soprattutto ai cinefili più accaniti, be' io lo sono e ho apprezzato!
Scorsese non verrà ricordato per questo film, The Departed e Gangs of New York sono tutta un'altra storia. Hugo Cabret lo vedo come uno di quegli "esperimenti" a cui Scorsese di dedica spesso (ad esempio il film-concerto sui Rolling Stones Shine a Light). Forse un po troppo "personale" ma nel complesso riuscito.