domenica 13 novembre 2011

Melancholia - Recensione




E’ il giorno del matrimonio per Justine (Kirsten Dunst). In compagnia dello sposo arriva nel maniero del cognato e della sorella Claire (Charlotte Gainsbourg) dove è stata meticolosamente organizzata la sfarzosa festa di nozze. Ad aspettarli ci sono parenti, colleghi e amici tra i quali, però, i rapporti non sono sempre idilliaci. Gli attriti che si creano risvegliano in Justine un senso di sconforto e di malessere interiore che la portano ad allontanarsi in più occasioni dai festeggiamenti. La cosa inizia ad essere notata dagli invitati ma nonostante i richiami della sorella la situazione degenera. La festa si conclude perfino con la separazione dal novizio marito. Fine prima parte.




Seconda parte. L’accaduto ha fatto precipitare Justine in uno stato di profonda depressione dalla quale non riesce a uscire. Claire la invita a trasferirsi a casa sua, ma a preoccuparla non è solo la condizione della sorella, ma una minaccia più grande. Un pianeta chiamato "Melancholia" si dirige velocemente verso la Terra e un’eventuale collisione causerebbe la distruzione totale del nostro pianeta. Si invita all’ottimismo, ma il rischio è concreto.













Realizzare un film del genere necessita intelletto, arte e tanto coraggio, e Lars Von Trier ce li ha tutti. Oltre che per le sue doti, il regista Danese è famoso per il suo carattere tutt’altro che facile, per il suo essere provocatorio, per la sua insolenza che lo portano a inserire tra i character posters del film anche quello dedicato a se stesso e a dichiarare a Cannes di "capire Hitler" (causandosi l’esilio dal Festival). I suoi film sono lontani dagli schemi tradizionali, raccontano i dolori dell’esistenza e esaminano con pessimismo la natura dell’uomo. Con una messa in scena esplicita, disturbante e spietata ha realizzato film molto incisivi come Dogville e Le onde del destino. Se recentemente con Antichrist aveva un po’ esagerato, con questo film ritrova la giusta lucidità confermandosi un grande cineasta.






Melancholia è un film affascinante e coinvolgente che colpisce lo spettatore con una tale forza da lasciarlo inerme.
















Condizione necessaria per 
amare questo film è accettarne i temi trattati.
Depressione, dolore e morte
(sia psicologica che fisica) vengono affrontati in maniera molto profonda e realista
da risultare quasi molesta. Temi sgradevoli ma che fanno parte del nostro mondo
e meritano di essere argomentati.














Appurato questo, il film coinvolge da subito lo spettatore grazie al suo realismo. Alla festa ci vengono mostrate le relazioni tra i vari personaggi (tutti ben definiti) stabilite dalle convenzioni, dettate dai loro valori ma soprattutto dalle loro debolezze. Tra loro osserviamo Justine iniziare a provare disagio e sentire il bisogno di distaccarsi da tutto ciò. Ma questo è solo l’inizio di un distacco più ampio. La seconda parte del film è dominata dalla minaccia di Melancholia. Conosciamo meglio Claire, spaventata dall’eventuale cataclisma e ritroviamo una Justine definitivamente separata dalla società, sofferente ma libera, ideale portavoce dell’impietoso messaggio di Von Trier: il nostro è un mondo maligno che merita il suo destino. Seguiamo le due sorelle affrontare la possibile fine in maniera differente, fino ad arrivare al finale che è in pugno allo stomaco che lascia senza fiato.








Il film funziona, oltre che nella vicenda umana, anche in
quella catastrofica.
Nonostante l’ambientazione si limiti ai confini del
maniero, l’incombere del disastro viene rivelato con una tensione e un’angoscia
che gli “specialisti” di Hollywood in devastazioni di massa come Michael Bay e
Roland Emmerich non sono mai riusciti a creare (d’accordo, quello è un altro
genere di film, ma un po’ di questa tensione non ci starebbe male). Questo
dimostra che Von Trier, pur realizzando film estremamente personali, quando
vuole sa ben governare le tecniche cinematografiche.









Fondamentali le ottime interpretazioni delle protagoniste
Kirsten Dunst (premiata a Cannes) e Charlotte Gainsbourg, ma all’altezza anche
il resto del cast composto da Kiefer Sutherland, John Hurt, Stellan e Alexander
Skarsgàrd e Charlotte Rampling
.







A mio avviso Melancholia è una delle opere più riuscite e
complete di Lars Von Trier
(qua e là trova spazio perfino l’ironia). Un film emozionante
che tocca corde molto profonde e scuote lo spirito. Per  trascorrere un paio d’ore spensierate forse non
è il film più azzeccato, ma se siete amanti del buon cinema non potete
assolutamente perderlo.























9 commenti:

  1. Dopo aver letto la vostra recensione ho deciso di vederlo,confermo parola per parola, aggiungendo l'ottima fotografia, ci sono alcuni fotogrammi nella scena inziale che sono dei "quadri", è strano vedere che l'ineluttabilità degli eventi crei una rinascita in Justine che invece sembrava quella più debole ed indifesa.

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  2. E' un film che resta dentro: la malinconia angosciata che lo pervade sin dalle immagini del bellissimo prologo ed il progressivo estraniamento di Justine sono momenti di grande cinema, così come lo splendido finale e la scelta di Tristano e Isotta ..
    Ho molto apprezzato il cambio di registro tra la prima e la seconda parte e le grandi capacità recitative delle due attrici.
    Nessun altro film aveva rappresentato in maniera così intimista e credibile la fine del mondo.

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  3. pretenzioso e con notevoli problemi sia di direzione degli attori sia di sceneggiatura.
    assolutamente manieristica la minaccia palnetaria, 2 film in uno solo che non si incontrano.
    Sopra le righe C. Gainsbourg, assolutamente inespressiva la Justine. Infine: una delusione.

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    1. il fulcro del film non è la minaccia planetaria vera e propria, ma la reazione psicologica dei personaggi ad essa. Altrimenti andavamo a vedere Armageddon o The Day after Tomorrow ecc.

      Vedere un film di Von Trier si sa che c'è sempre qualcosa di particolare, che piaccia o no.

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  4. Finalmente!Bellissimo film senza bisogno di grandi effetti speciali.Coinvolgimento e tensione in un dramma che e' il dramma della nostra estenza.Grazie

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  5. Film di grande statura che riese a dare grandi emozioni ed a far riflettere sul senso della nostra vita effimera

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  6. Ciao Francis, francamente non mi ero accorto della cosa. Dopo aver letto il tuo commento però mi è tornato in mente che già nel prologo, esattamente nell'immagine in cui Claire fugge con in braccio il figlio, viene mostrata chiaramente la bandierina della buca con il numero 19.

    Credo che questa piccola "incongruenza" sia stata inserita da Von Trier come simbolo dell'idea centrale dell'epilogo, cioè il cercare sollievo dal dolore (Melancholia) nella fantasia e nell'irrazionalità (la capanna magica). In tal senso l'inesistente 19esima buca rappresenterebbe un luogo che sta oltre il razionale.

    Questa è l'interpretazione che riesco a dare, poi cosa sia passato realmente nella testa di Von Trier chi lo sa! Grazie del commento e scusa il ritardo nella risposta.

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  7. Ogni volta che rivedo "Melancholia" colgo nuovi significati ed elementi, latenti o espliciti, che mi ero lasciata sfuggire nella visione precedente, perchè troppo concentrata sulle musiche, sulla fotografia, sui dialoghi; ad ogni visione si palesa ai miei occhi quello che si configura come il tema fondamentale del film, come di "noi" esseri umani "finiti": la caducità della nostra esistenza. Mi affascina il rapportarsi di ciascun personaggio a tale consapevolezza: credo che l'intento del film, oltre che sferrare una critica tagliente alla nostra società, sia di dipanare una matassa di psichi umane, districarne il groviglio e mostrarne i fili al pubblico, per fornire diverse modalità di affrontare il "faccia a faccia" con la realtà. Una realtà che si smaterializza pessimisticamente nella sofferenza umana.. un gusto esistenzialista non trascurabile.. Gran bel pugno nello stomaco!

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  8. Questo è il miglior commento mai letto!

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