Quest’ultimo fine settimana è uscito nelle sale “Warrior”, film diretto dal regista americano Gavin O’Connor, il quale ha deciso di seguire le orme del collega David O’ Russell (autore recentemente dello splendido “The Fighter” uscito il marzo di quest’anno) nella realizzazione di un film che parli di problemi familiari e combattimenti sportivi.
Brendan Conlon (Joel Edgerton) è un professore di liceo costretto a tornare sul ring per salvare la famiglia dalla rovina finanziaria. Suo fratello Tommy (Tom Hardy), un ex marine, torna dal padre Paddy Conlon (Nick Nolte) per chiedergli di allenarlo in vista di "Sparta", una sorta di Champions League di arti marziali dove ci sono in palio ci sono 5 milioni di dollari. I due fratelli, che non si vedevano da anni, si ritroveranno fatalmente uno contro l’altro in finale.
Avendo girato un paio di pellicole come “Miracle” dove si parla di sport e “Pride and glory” in cui sono presenti drammi familiari, appare indubbio che O’Connor aveva già una certa dimestichezza riguardo questi argomenti e ha deciso di riunirli in un unico film, aggiungendoci alcuni elementi vincenti di altri film del genere come l’intramontabile “Rocky” (volontà e spirito di sacrificio) e “The Fighter” (difficoltà tra fratelli).
La storia parte lenta per gran parte del film ed è bellissima, ci vengono raccontate le vicende dei due fratelli, l’uno alle prese con le difficoltà di mantenere la famiglia e con un padre che non vuole più vedere perché reo di aver rovinato la famiglia col bere. L’altro fratello invece non si sa quasi nulla della sua storia, torna improvvisamente da un passato che soltanto verso la fine del film veniamo interamente a conoscenza e in comune col fratello ha solamente il disprezzo per il padre.
Quando poi le parole lasciano lo spazio alle “botte da orbi”, il regista tira fuori dal cappello un’ ottima stratagemma: O’Connor sceglie di riprendere a mano al di fuori della “gabbia”, così che possiamo godere appieno dei diversi stili di lotta del repertorio MMA fatto di calci, prese, lotta a terra ecc., per poi stringere in primo piano sui volti doloranti e sui nervi tesi nei momenti clou. In “Warrior” si resta coinvolti, è capace di farci vivere con trasporto ogni match sul ring, anche quelli di Tommy che durano pochi secondi. Il bello è che poi nella sfida finale tra i Conlon non sappiamo per chi tifare perché entrambi i fratelli hanno le loro motivazioni che li hanno spinti a dar battaglia sino alla fine, ambedue validissimi e condivisi dallo spettatore. Pertanto una sceneggiatura solida e ben fatta, che presenta solamente una piccola imperfezione riguardo la modalità di congiungere le storie dei due fratelli, il quale risulta un pochino forzata e che raggiunge i suoi picchi di emozione e commozione nel confronto sulla spiaggia e nell’ incontro finale, commovente e a sorpresa.
Non dimentichiamo che parte del merito va data anche ai tre interpreti principali, Joel Edgerton, Nick Nolte e soprattutto Tom Hardy, quest’ultimo in grado di esprimersi anche senza bisogno di parole. Probabilmente se continua a regalarci queste interpretazioni non sarebbe più azzardato definirlo “il nuovo Marlon Brando”. Da non perdere un Kurt Angle versione cattivone stile Ivan Drago con maglietta del partito comunista. Il film dura 140 minuti, ma trascorrono lisci e senza mai stancare la mente perché quando il film vale la pena di essere visto, ci si dimentica del tempo trascorso in sala ed è questa la magia del cinema.

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