martedì 22 novembre 2011

Immortals - Recensione




Può la forma prescindere totalmente dal contenuto? Secondo
noi di cinefili senza gloria no. Non è dello stesso avviso il regista indiano
Tarsem Singh che, prendendo in prestito i miti dell’Antica Grecia, realizza un
film d’azione piuttosto semplice, cercando di colmare le sue mancanze narrative
con una continua e spesso forzata ricerca estetica.





Con il suo temibile esercito, Re Iperione (Mickey Rourke) assalta
e saccheggia santuari e villaggi alla ricerca dell’arco di Marte, un’arma
leggendaria con cui può compiere il suo piano: liberare i Titani imprigionati
dagli Dei all’interno del monte Tartaro. Per trovare l’arma, però, ha bisogno
delle visioni dell’Oracolo (Freida Pinto). A salvare la bellissima sacerdotessa
è il giovane Teseo (Henry Cavill), pronto a sfidare il crudele Re per vendicare
l’assassinio della madre e salvare la Grecia.












Immortals, come recentemente il pessimo Scontro tra Titani, attinge
a sua discrezione dalla mitologia greca  mescolando
 personaggi e leggende. Storia e
ambientazione sono una pura formalità. Dei caratteri dei protagonisti e delle
questioni millenarie che li animano c’è davvero poco e di epica ce n’è ancora
meno. La divulgazione della cultura ellenica non è certo una priorità per
Tarsem, che invece punta tutto su battaglie e duelli. Questa non è una colpa,
se non fosse che anche l’azione non riesce ad essere nè incisiva né avvincente.
Così, tra Minotauri e Oracoli, Titani e Dei, ci si ritrova in mezzo a un’avventura
scialba e noiosetta, piena di incongruenze, con tanta America e poca Grecia.
 













Ad identificare Immortals in quel calderone di filmetti d’azione
che Hollywood rimpinza ininterrottamente è il ricercato approccio visivo, amato
da Tarsem che è anche un autore di commercial. La forma estetica è esagerata,
fatta di costumi appariscenti, scenografie imponenti e gesti enfatizzati. Se a
tratti la cosa funziona mostrandoci qualche bella trovata d’impatto, molte altre
volte risulta futile o cade involontariamente nel comico.











Per ammissione dello stesso regista l’intenzione era di creare
sequenze che sembrassero dei quadri in movimento. Lo sforzo è evidente ma la
mancanza di una trama minimamente interessante fa crollare l’intero progetto.
Neanche il naturale carisma di Mickey Rourke nel ruolo dell’energumeno
capellone dal vissuto sofferto riesce a risollevare le sorti della pellicola.








Più che un film, uno spot pubblicitario di 2 ore.


















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