domenica 2 ottobre 2011

Il gioiellino - Recensione lampo




La Leda, colosso del latte del Centro Italia, è un’industria sana, con una gestione familiare da sempre legata a tradizioni e valori e ben inserita in quei meccanismi non proprio puliti che regolano il nostro paese. In breve un gioiellino. In seguito a scelte aziendali azzardate però, la società entra in sofferenza. Per far fronte a mancanze di liquidità chiede ingenti finanziamenti e accetta rischiosi compromessi da quello stesso sistema del potere con la quale ha sempre cooperato. Entrata in un giro dalla quale non riesce a emergere, tenta il tutto per tutto falsificando i bilanci. I valori sono andati persi, il crac è alle porte.







Sottintesa la rappresentazione del noto caso Parmalat, con i suoi meno noti risvolti tecnici e umani. 







Il film se la cava nell’aspetto documentaristico, meno in quello drammaturgico.







Ciò che suscita maggior interessante nel film e il ripercorrere le vicende della società dall’interno, ricollegando i fatti e i personaggi con quelli della realtà. I protagonisti Remo Girone (Dott. Rastelli cioè Tanzi) e Toni Servillo (Rag. Botta cioè Tonna) se la cavano, ma purtroppo la messa in scena è fredda e distaccata e non coinvolge lo spettatore. La sceneggiatura funziona a intermittenza ma mostra comunque qualche bella sequenza (come il confronto tra il Rag. Botta con la banca Americana).






Pur essendo riuscito a metà, Il Gioiellino è un film
importante perché c’è sempre bisogno di mostrare i pericoli di un modo di fare troppo
spesso tollerato.






















Nessun commento:

Posta un commento