
"Remake riuscito o remake non riuscito?" Questa domanda sembra diventata la base di molte nostre recenti recensioni, e lo è anche stavolta, perché a oltre quarant’anni dal primo film e a dieci dall’ultimo deludente episodio, Hollywood ci riprova con la saga fantascientifica de “Il pianeta delle scimmie”. Secondo noi di Cinefili la risposta alla tormentosa domanda questa volta è “Remake riuscito”, perché “L’Alba del Pianeta delle Scimmie” è un film assolutamente divertente, tecnicamente all’avanguardia e capace di trasmettere parte dell’impegno dell’originale.
In realtà, il film è a metà tra un reboot e un prequel. Ambientato ai giorni nostri, racconta le origini dell’insurrezione delle scimmie sull’uomo. In un laboratorio farmaceutico di San Francisco, il ricercatore Will Rodman (James Franco) testa su degli scimpanzé gli effetti di un virus che potrebbe rappresentare una cura per l’Alzheimer. Il trattamento però ha sui primati un effetto inaspettato, ovvero un aumento dell’intelligenza. Non riuscendo però ad ottenere il consenso degli investitori, la direzione del laboratorio abbandona il progetto e decide di abbattere tutte le scimmie a cui è stato somministrato il virus. Will però salva segretamente il cucciolo di una delle cavie, e lo porta a casa sua per crescerlo come un membro della famiglia potendo continuare le ricerche. Nel corso degli anni il giovane scimpanzé Cesare (interpretato in motion capture da Andy Serkis) dimostra straordinarie capacità intellettive. Resosi però conto del modo in cui i suoi simili vengono maltrattati dall’uomo, Cesare inizia ad architettare l’impensata rivolta…
Se volete una profonda riflessione sulla natura del genere
umano sarete sicuramente delusi da questo film. L’Alba del Pianeta delle Scimmie, infatti, punta sostanzialmente sull’azione e non oltrepassa il livello
di blockbuster. E’ un film semplice, con una struttura schematica e una trama interessante
ma che non brilla per originalità. Solo la prima mezz’ora è incentrata sulle
vicende degli uomini. Qui la sceneggiatura
si sfoga è costruisce la base per il resto del film, dove gli attori in
carne ed ossa lasciano il posto alle scimmie in CGI, e le parole agli
schiamazzi. Ma cos’è che fa funzionare il tutto?
Il film, rispetto ai suoi predecessori presenta una
differenza sostanziale: il protagonista non è più un uomo, ma uno scimpanzé, ed
è con lui che lo spettatore deve immedesimarsi. Questo fattore rappresenta una
bella sfida, che viene però raccolta e vinta. Questo grazie a una costruzione
del personaggio semplice ma efficace, ma anche alla bravura di Andy Serkis
(ormai specializzato nell’interpretare creature scimmiesche) e ai sorprendenti
effetti speciali.
L’ empatia che si crea con lo scimpanzé Cesare è il punto di
forza e il collante del film.
Un suo limite è purtroppo il finale senza sorprese, sia
nella trama (essendo un prequel si sa già come va a finire) che nell’impatto
visivo (di sequenze incisive ce ne sono, ma nel trailer le avevamo già viste
tutte). Qualche passaggio della storia, inoltre, risulta un po’ forzato.
Tuttavia il film scorre piacevolmente e non ci si annoia mai.
L’alba del pianeta delle scimmie è un film che fonde bene
intrattenimento e intelligenza. Se preso per quello che è, cioè una favola
moderna, sicuramente non deluderà …se siete degli animalisti poi, deluderà
ancora meno.



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