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sabato 23 febbraio 2013

Flight - Recensione






Dopo aver trascorso gli ultimi anni a fare film d’animazione come Polar
Express, La leggenda di Beowulf e A Christmas Carol, Robert Zemeckis torna a
dirigere veri attori. Non lo faceva da Cast Away nel lontano 2000, dove il
protagonista subiva un naufragio su un isola deserta ed era costretto a lottare
contro la natura e se stesso per sopravvivere. Il regista ci ha preso gusto
visto che il tema principale di Flight tratta ancora di disastri, stavolta di
tipo aereo.







Il comandante William “Whip” Whitaker (Denzel Washington) si sveglia
nella sua stanza d’albergo in compagnia della sua assistente di volo dopo una
notte passata in bianco tra sesso e alcol. Quella stessa mattina ha un aereo da
pilotare e in casi di emergenza come questo usa della cocaina per smaltire
velocemente la sbornia.




Durante il volo tutto sembra andare liscio fino a
quando l’aereo s’imbatte in una turbolenza in seguito alla quale si verificano una
serie di inesplicabili guasti meccanici che portano a far precipitare l'aereo. Il
comandante attua una disperata manovra e effettua un miracoloso atterraggio di
fortuna, portando in salvo quasi tutti i passeggeri. Le tv, i giornali,
l’opinione pubblica, tutti non tardano a osannarlo, ma ben presto le indagini avviate
sulle cause dell’incidente portano alla luce pericolosi dettagli che si ripercuotono
contro Whip. E’ veramente un eroe?














Grazie all’aiuto dello sceneggiatore John Gatins (nominato agli Oscar),
il buon Zemeckis divide il film essenzialmente in due parti, entrambe caratterizzate
da parabole discendenti: la prima è quella drammatica dell’aereo verso lo
schianto; una scena lunga, magnifica, da infarto, che inchioda lo spettatore
alla sedia
. La macchina da presa segue costantemente in prima persona l’evolversi
della situazione, rafforzando l’impressione di vivere personalmente i fatti.





La seconda parabola, tragica anch’essa, è la discesa interiore del
protagonista
. La sua triste storia è quella di un divorziato che non va d’accordo
con la moglie e viene detestato dal figlio che lo considera alla stregua di uno
sconosciuto. Gravato da questa esistenza fallimentare, si abbandona ai vizi e
agli eccessi, nascondendo le difficoltà sotto la facciata da consumato pilota.
Il “disastro” umano è solo una questione di tempo.







Il grande pregio della pellicola è mettere in evidenza le due nature opposte di Whip: da una parte l’eroe, capace di imprese a dir poco miracolose e dall’altro il debole, dominato dalle sue fragilità e incapace di far fronte alle proprie responsabilità familiari.









Il ritmo del film, a dispetto del minutaggio, rimane costante fino alla
fine. Giustificando un finale pressoché prevedibile, ci sono delle scene
veramente magnifiche, quella del monologo del malato di cancro è sbalorditiva oppure
quando, nell’imminente vigilia del processo decisivo ai fini della carriera di Whitaker,
quest’ultimo deve trovare un rapido sistema per smaltire l’ennesima sbornia
colossale.
















Oltre a quella per la sceneggiatura, un’altra nomination agli Oscar è
stata meritatamente assegnata a Denzel Washington: si tratta di una grandiosa interpretazione,
carismatica e potente, è lui il fulcro centrale di tutto il film
. La conferma che
sta attraversando un eccellente momento di grazia.










Il resto del cast si è comportato bene, nonostante siano in secondo piano rispetto alla figura del protagonista: la bella Kelly Reilly, che interpreta una tossica in cerca di riscatto, Bruce Greenwood e Don Cheadle, nei panni rispettivamente di Charlie Anderson, amico del protagonista e Hugh Lang, l’avvocato difensore. Una piccola parte senza infamia né lode per Melissa Leo mentre un elogio va fatto per John Goodman e il suo personaggio da cult-movie di Harling Mays. 




Gradevoli anche le musiche di Alan Silvestri, niente di particolarmente originale visto che sono tutti brani degli anni ‘60-’70, ma ben scelti.









Ritroviamo dopo diversi anni un Zemeckis in grande spolvero, capace di
concepire un lavoro di sapiente fattura, in cui sono miscelati contenuti di
pura spettacolarità a momenti di intenso realismo. Da vedere.