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sabato 23 luglio 2011

Scena Cult

Una volta alla settimana vi proponiamo una scena tratta da un film considerata da noi degna di far parte di un'antologia cinematografica.








Scena tratta dal film "Bastardi Senza Gloria" (lingua originale)



domenica 17 luglio 2011

Tarantino farà un cameo nel prossimo film di Franco Nero










Quentin Tararntino ha accettato di partecipare ne "L'angelo,il bruto e il saggio", un film d'ispirazione spaghetti-western che sarà interpretato e prodotto da Franco Nero.








Nota l'ammirazione del regista di Bastardi senza gloria per l'attore italiano, quest'ultimo non si è fatto scappare l'occasione al primo incontro avuto con Tarantino a Roma: “Gli ho detto che avrei girato un western, un omaggio a Sergio Leone e John Huston, il regista che mi lancio' nel cinema. Vorresti apparire in un cameo e lui 'Certo! Che devo fare?'. Io gli ho detto che in realtà c'erano tre banditi, e che li avrei uccisi tutti. 'Grande, allora posso venire con Robert Rodriguez e i miei amici a interpretarli'”.




Franco Nero nel film "Django" (1966)



Infine sembra sia andato al settimo cielo quando gli avrebbe rivelato che nel film sarebbero stati uccisi con un fucile caricato con monete d'oro.









Sul fronte "Django Unchained", ancora non c'è la conferma se Nero parteciperà al remake del Django del 1966 di cui era protagonista.




Conoscendo il nostro Tarantino e le sue fisse, non tarderà a chiederglielo.   




domenica 10 luglio 2011

Bastardi senza Gloria - Recensione speciale




“… nelle pagine della storia, ogni tanto … il fato si ferma
a guardarti e ti tende la mano …”









Ora che la Terra è stata liberata una volta per tutte dalla
minaccia dei Decepticon, possiamo finalmente tirare un sospiro di sollievo e
congedare il buon Optimus Prime, magari augurandogli di trovarsi un tranquillo
impiego in qualche impresa di trasporti. Quale modo migliore di festeggiare se
non con la visione di un vero film?! Complice,
però,  la carenza di titoli in uscita
nelle sale nel periodo estivo, ho ritenuto doveroso guardarmi indietro per rispolverare
e recensire il film al quale il nostro blog si ispira, ovvero l’ultima opera di
sua maestà Quentin Tarantino.







Ad oltre due anni di distanza dallo sfortunato ed incompreso
Grindhouse: A prova di morte, il regista più feticista al mondo ci riprova con
un film ambizioso e coraggioso. Questa volta, infatti, Il suo stile “sopra le
righe” si combina con un’ ambientazione particolarmente triste, ovvero la
Seconda Guerra Mondiale.







Per chi ancora non la conoscesse, la storia si svolge in Francia durante l’occupazione Nazista. Un gruppo di soldati americani ebrei soprannominati “i bastardi”, capitanati dal Tenente Aldo Raine (Brad Pitt), combatte i tedeschi ritorcendo loro la disumana violenza Nazista. Shosanna Dreyfus (Mèlanie Laurent), una ragazza ebrea sopravvissuta al massacro della sua famiglia avvenuto da parte di un brillante ma feroce Colonnello delle SS Hans Landa (Christoph Waltz) soprannominato “il cacciatore di ebrei”, si rifugia a Parigi dove sotto falsa identità diventa proprietaria di un cinema. Il tenente inglese Archie Hicox (Michael Fassbender) viene inviato in una missione segreta in cui dovrà entrare in contatto con “i bastardi” e con l’attrice tedesca anti-nazista Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger) e organizzare un attentato finalizzato all’annientamento delle più alte cariche del Reich. I desideri di vendetta di questi eroi “senza gloria” confluiranno in una serata di gala tra tedeschi organizzata proprio nel cinema di Shosanna, dove sarà presente, tra gli altri, Adolf Hitler in persona.







Dovendo affrontare temi “scottanti” come il Nazismo e l’antisemitismo,
temevo che questa volta la satira Tarantiniana sarebbe potuta essere mal
interpretata e magari dare adito a controversie. Tarantino, invece, schiva
agilmente ogni potenziale trappola creando un film capace di far pensare divertendo
terribilmente.









I suoi marchi di fabbrica ci sono tutti: ironia caustica,
dialoghi avvincenti, violenza impetuosa e i tanto amati piedi nudi. 



La storia, divisa in capitoli come in Kill Bill, viene
raccontata tramite episodiche scene “chiave” in cui i vari personaggi si
incontrano/scontrano. Tutti ben costruiti, i molti protagonisti del film sono
continuamente in contrapposizione tra loro dando quasi sempre vita a
irresistibili siparietti. Dell’ambiente in cui si muovono in realtà vediamo ben
poco, ma loro grande personalità è sufficiente a creare un mondo epico. Intelligente
l’idea di sfruttare le diverse lingue come rafforzativo per le loro divergenze.
Peccato che nella versione italiana il doppiaggio e alcune scelte di
adattamento non restituiscono il dovuto merito di questo aspetto del film.  A tal proposito consiglio agli appassionati la
visione in lingua originale.








Ottimo tutto il cast; spassoso Brad Pitt nel ruolo di uno yankee rozzo ma idealista, bellissima e deliziosa Mèlanie Laurent (… mi sono praticamente innamorato di lei!), ma una menzione speciale va al sorprendente Christoph Waltz che con un’incontenibile interpretazione esalta l’ affabile e cinico personaggio già splendidamente scritto da Tarantino (giusta la premiazione con l’Oscar).





Sublime come al solito la scelta delle musiche non originali con brani molto evocativi che rafforzano l’epica del film. Tra loro diversi pezzi di Ennio Morricone, idolo del regista (chissà se lo accontenterà mai scrivendo un pezzo originale per un suo film?!).







Ma il maggiore punto di forza del film è sicuramente la sceneggiatura. Praticamente impeccabile nei primi quaranta minuti, trova il suo massimo livello nella scena di apertura (sicuramente ispirata dall’introduzione de Il Buono, il Brutto, il Cattivo) in cui avviene l’incontro tra Hans Landa e il Signor LaPadite: una scena che possiede il ritmo e la suspense del miglior film d’azione nonostante i due non facciano altro che parlare seduti a un tavolo per la bellezza di venti minuti!






Dopo tutti questi apprezzamenti, devo dire che tuttavia questo
film ha una cosa che non va. Alla prima visione, infatti, ho avvertito come un
vuoto narrativo. Dopo la partenza “col botto” sembra che il film compia un
balzo che lo porta direttamente alla sua fase finale
. Nella lunga introduzione ci
vengono presentati personaggi molto caratteristici che sembrano promettere
grandi avventure che però non vediamo. La storia principale comunque si chiude
perfettamente, ma ai spettatori più maniacali come me può sembrare che qualche
aspettativa sia stata tradita. Forse è una considerazione da “voyeur”, ma avremmo
voluto vedere i nostri eroi in altre situazioni e conoscere  più cose di loro, ad esempio dove Aldo Raine
si è fatto quel segno al collo, o magari osservare Hans Landa nel nostro paese
dove ha imparato l’italiano. Conoscendo la sue prolisse caratteristiche di
sceneggiatore, sicuramente Tarantino queste “situazioni mancanti” le ha
scritte, ma per dare al film una durata umana è stato costretto a tagliarle.
Forse la soluzione migliore poteva essere quella di dividere la storia in due
episodi, come avvenuto per Kill Bill, ma sarebbe stata una scelta azzardata
vista l’incognita del botteghino.









Bastardi senza gloria resta comunque un film molto ricco.
Nonostante il suo minutaggio non indifferente (160 minuti) è uno spettacolo da
vedere e rivedere
 (ad ogni nuova visione
regala dettagli prima non colti) grazie al suo altissimo livello di
intrattenimento.







Se è l’ironia il centro dei suoi film, allora Tarantino ha
confezionato la sua opera migliore.
E lo dichiara apertamente nella
metacinematografica inquadratura finale in cui Aldo Raine, insieme a Utivich, dopo
il “lavoretto” al colonnello Landa sembra rivolgersi direttamente al pubblico
recitando:







“Sai che ti dico Utivich? Questo potrebbe essere il mio
capolavoro … “