domenica 18 marzo 2012

John Carter - Recensione





Marte non sta portando molto bene al cinema. Da sempre protagonista dell’immaginario fantascientifico, il pianeta rosso è stato negli ultimi anni lo scenario di flop cinematografici più o meno clamorosi. Neanche i potenti mezzi della Disney, 250 milioni di dollari di budget, 5 anni di lavorazione, 3 sceneggiatori e 1 regista premio Oscar, sono riusciti a ristabilirne le sorti.






E dire che il materiale alla base di questo film è di tutto rispetto. Parliamo della serie di racconti fantasy scritti tra il 1912 e il 1940 dallo scrittore statunitense Edgar Rice Burroghs, fonte di ispirazione per molti film di fantascienza come Star Wars, Stargate nonché Avatar. John Carter è un soldato americano del XIX secolo. Inseguito nel deserto da un gruppo di indiani trova rifugio in un’antica e misteriosa grotta che lo teletrasporta nientemeno che su Marte. Qui scopre di aver ottenuto grazie alla differenza di gravità una forza smisurata. Coinvolto nella lotta tra le differenti popolazioni che abitano il pianeta salva in combattimento la bella principessa Dejah Thorise e si schiera con lei nella difesa del suo regno.









Diretto da Andrew Stanton, 2 volte premio Oscar per Alla ricerca di Nemo e WALL E e al suo debutto al live action, questo adattamento è un prodotto conforme alle ferree normative di casa Disney che tenta di coinvolgere lo spettatore mescolando azione, ironia, sentimentalismo e tanti effetti speciali. Purtroppo il tentativo non riesce perchè John Carter è un film davvero poco coinvolgente. Le cause sono da imputare principalmente ad una sceneggiatura troppo molle e confusa, che annoia con dialoghi estenuanti e che non riesce a sottolineare i momenti chiave rendendo il film davvero monotono.












Alla base di ciò c’è forse la scelta di restare estremamente fedeli ai racconti originali. L’accuratezza con cui vengono restituiti i dettagli che solo un libro può fornire è ammirevole, tuttavia l’ampiezza e l’intreccio delle vicende, a cui viene di conseguenza dedicato troppo poco tempo, rendono il film difficile da seguire. A complicare le cose i nomi “esotici” impossibili da ricordare dei luoghi e dei molti personaggi. Nei 132 minuti di durata del film conosciamo tutte le forme di vita che abitano il pianeta: i Thark, alieni spilungoni con quattro braccia, rudi ma molto simpatici; gli Heliumite e gli Zodangan, come esseri umani ma ricoperti da tatuaggi rossi, riconoscibili per l’essere tremendamente noiosi; i Thern, mistici esseri umanoidi che vantano grosse facoltà ma che poi muoiono come criceti; e poi c’è Calot, una sorta di cane marziano apparentemente goffo ma in realtà velocissimo, l’unico personaggio appassionante del film.









L’aspetto tecnico si dimostra invece di ottima fattura, gli elementi in CG sono ben curati e si inseriscono perfettamente nei fondali reali dando vita a scorci suggestivi molto efficaci. Discreti gli attori, Taylor Kitsch e Dominic West fanno il loro dovere, Lynn Collins un po’ piatta (sul piano recitativo), sprecato Mark Strong in un personaggio troppo poco sviluppato, non classificato Willem Dafoe nascosto sotto la verde pelle in CG dell’alieno capo dei Thark. Nota di demerito per l’ormai abituale 3D tarocco.






Un film d’avventura da non disprezzare completamente ma che delude considerate le premesse. Per i fan della saga letteraria questo viaggio su Marte potrà anche rivelarsi interessante, ma per chi vi si reca per la prima volta sarà un’esperienza tutt’altro che avvincente.


















Nessun commento:

Posta un commento