sabato 21 gennaio 2012

La Talpa - Recensione





Apriamo il 2012 con un film che ci riporta indietro di qualche decennio, alle storie di spionaggio anni ’70, dove più che sparatorie all’ impazzata o salti dai grattacieli si prediligeva uno script carico di complessi intrighi politici e agenti segreti il più antieroi possibile.






Durante la Guerra Fredda tra Usa e Urss le Agenzie per la Sicurezza Nazionale di tutto il mondo sono in subbuglio. George Smiley (Gary Oldman) è un ex- agente del “Circus”, nome in codice dell’ Intelligence britannica, il quale da tempo è stato mandato in pensione forzata per una missione fallimentare di cui non ha colpe. Egli però viene riassunto in segreto per individuare l'identità della ‘talpa' doppiogiochista insinuatasi all’interno dell’agenzia e che è riuscita a prenderne il controllo dopo la morte di Controllo, l'ex capo di Smiley. La talpa ha creato una serie di rapporti denominati Rapporti Strega, informazioni fasulle che vengono utilizzate come merce di scambio per ottenere informazioni vere. L’indagine restringe il campo a quattro soggetti che formano il vertice del Circus e Smiley sarà costretto a fare i conti col suo passato... 











Diretto da Tomas Alfredson (Lasciami Entare) il film è basato sulle opere di John le Carrè il quale è stato, a sua volta, un vero agente dell'MI6 durante gli anni della Guerra Fredda. “La Talpa” si presenta come una sorta di minestrone filmico che definire complesso sarebbe minimizzare. E’ una spy story più mentale che fisica, una partita tra agenti britannici e sovietici di una lentezza snervante (ammetto di aver sfiorato più volte il ko tecnico), come una partita di scacchi in cui i contendenti si concedono tutto il tempo che vogliono per una mossa; richiede una fonte inesauribile di attenzione da parte dello spettatore per tutta la durata della visione, due ore di spiate e controspiate, doppi, tripli giochi così contorti da perderci la testa. 






E’ un peccato perché di per sé la storia non è da buttare, e il clima della grigia “cortina di ferro” è stata ricreata egregiamente, forse troppo: una scenografia da rimanere a bocca aperta, una fotografia e dei set che rappresentano esattamente i colori morti degli anni Settanta. Eppure al di là della notevole atmosfera e di alcuni momenti di tensione la storia non decolla e si trascina stancamente fino al finale prevedibile. 





Ma il maggior difetto di Alfredson è stato l’avere a disposizione un cast veramente stellare e non averlo sfruttato a dovere: attori del calibro di Colin Firth (Dorian Gray, Il discorso del Re ), John Hurt (V per vendetta), Tom Hardy (Bronson), Mark Strong (Rocknrolla, Sherlock Holmes), alcuni relegati quasi a ruoli di comparsa. Il protagonista, Gary Oldman (Il mai nato, Il cavaliere oscuro) se la cava ottimamente nei panni dell’ agente Smiley: emblematica figura dell’ antieroe per eccellenza, non dispone di armi tecnologiche, forza fisica o carisma; al contrario si prende tempo per pensare prima di agire, facendo affidamento sulle uniche doti che possiede: l’infinita calma e la brillante mente che sfrutta per le sue intuizioni. 





La Talpa è un film che si rivolge soprattutto agli appassionati del genere spy-story vecchio stampo. Per tutti gli altri riserverà sbadigli a non finire e un paio d’ore di assopimento senza timore d’essere svegliati da esplosioni o combattimenti all’ultimo sangue.









2 commenti:

  1. Ottima fotografia, ottimi attori, la sceneggiatura non funziona nel complesso un fil da 7

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    1. Sarei d'accordo con te se non fosse che è stato commesso un errore imperdonabile: in una spy-story la sceneggiatura è fondamentale. Servono a ben poco i grandi nomi se poi la storia è un mattone.

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