lunedì 29 agosto 2011

Professione Assassino - Recensione



“Professione Assassino” è il remake
dell'omonimo film del 1972 interpretato dal mai dimenticato
giustiziere/dispensatore di morte Charles Bronson. Questa nuova versione è
diretta da Simon West (Con Air).






Arthur Bishop (Jason Statham) è
un “meccanico” vale a dire un assassino, freddo e calcolatore. E’ una perfetta
macchina per uccidere unita ad un’innata maestria nel far sembrare ogni
omicidio un incidente. Tutto viene però messo in discussione quando gli viene affidato
l'incarico di assassinare il suo mentore, Harry McKenna (Donald Sutherland). Portato
ugualmente a termine il suo incarico, Arthur si prenderà cura del figlio di
McKenna, Steve (Ben Foster), che, all'oscuro della colpevolezza di Bishop e
assetato di vendetta, chiede a quest'ultimo di addestrarlo per intraprendere la
carriera di assassino.







Recandomi a vedere questo film ero
preparato a sorbirmi il solito tran-tran dove Statham l’avrebbe fatta da
padrone sui cattivi menando a destra e a manca. Previsione quasi azzeccata.





La storia presenta tutti i
requisiti di un film d’azione a tratti anche irritante (
la facilità con cui riescono a devastare interi quartieri e scappare senza neppure l’intervento di un vigile urbano darebbe fastidio anche al più incorreggibile appassionato di film action), ciò
nonostante si nota lo sforzo del regista di tentare una costruzione psicologia
dei due protagonisti, che comunque rimane in secondo piano.  







La freddezza del protagonista
viene resa perfettamente dall'interprete, Jason Statham; anche se a onor del
vero la sua monotonia sulla scena è legata anche alla sceneggiatura.
E’ difficile
sviluppare un personaggio che ha come unici contatti con il mondo esterno Harry
(Donald Sutherland pare sia abbonato a ruoli che durano al massimo 5 minuti) e
una prostituta che frequenta di tanto in tanto per far passare i bollenti
spiriti quando non ha qualcuno da assassinare.





Sufficienza
piena per Ben Foster, dispiace che la sua bravura come attore non viene
ricompensata in termini di ingaggi in film più importanti.





La
coppia Statham-Foster manca in termini di intesa ma è interessante notare i
diversi approcci dei due personaggi nello svolgere un incarico: uno metodico e
privo di sentimenti (Arthur), l’altro nevrotico e più impulsivo (Steve).








Nel
finale si cerca di puntare sul colpo di scena ma alla fine della fiera il risultato non cambia: sequenza
di esplosioni e il protagonista, che si salva in extremis, viene pure osannato dai benzinai noncuranti che la loro stazione di servizio è saltata in aria.






















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