Tanti effetti speciali, poca sostanza per il terzo capitolo sui Robot della Hasbro

Eccoci qui per la prima recensione di questo neonato blog e per l’occasione ci occupiamo di commentare l’ultima fatica del regista Michael Bay sui “Robottoni” più famosi del cinema.
Ormai sono passati quattro anni da quando per la prima volta Autobot e Decepticon si sono scontrati sul grande schermo, seguito dallo scontato sequel che riuscì a rovinare quanto di buono era stato fatto col primo film. Mi ricordo ancora adesso, seduto sulla comoda poltrona del cinema ad assistere a bocca aperta, incredulo al delirante e caotico groviglio robotizzato creato dalla coppia Bay-Spielberg. Ora sembra che il regista abbia voluto dare una conclusione alla sua trilogia con un terzo capitolo che doveva non solo far dimenticare La Vendetta del Caduto, ma cercare di dare un senso al sovrapprezzo del biglietto causato dal 3D, che fino ad ora non sembra aver fornito quel qualcosa in più ai film che usano questa tecnologia.
Il film inizia descrivendo, attraverso la fastidiosa e a tratti arrogante voce fuoricampo di Optimus Prime, le vicende del pianeta Cybertron. Gli Autobot (robot che vogliono la democrazia) e Decepticon (robot che vogliono la dittatura) se lo litigano e spaccano tutto. Sentinel Prime (robot democratico che si scopre poi un traditore) fugge dal pianeta con un arma segreta, da lui stesso progettata, e si schianta sulla Luna. Più avanti veniamo a sapere che Il vero motivo della missione Apollo 11 fu per esaminare una nave aliena che si era schiantata sulla superficie lunare. Nella navetta c’è il robot Sentinel Prime e la sua arma, un sistema che permette di trasferire cose e persone da un punto all’altro dello spazio. Si arriva infine ai giorni nostri dove gli Autobot convivono con gli umani e aiutano il governo americano a sventare gli attacchi terroristici dei Decepticon, che vagano scassati per il deserto (non si sa quale) progettando vendetta: vogliono impadronirsi dell’arma di Sentinel Prime e conquistare la Terra.
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| Rosie Huntington-Whiteley |
Promossa l’idea di partenza, con il lato oscuro della Luna protagonista, la sceneggiatura si perde progressivamente. Per 100 lunghi minuti, la formula di Bay consiste nell’abbinare personaggi a dir poco farseschi (Il personaggio interpretato da Shia LaBeouf, Sam Witwicky, sbraita come un pazzo per quasi tutto il tempo, Malkovich e Turturro, grandissimi attori, qui si prestano a interpretare ridicoli ruoli) a momenti di smielato romanticismo (soldati che si sacrificano, l’eroe che salva la bella, tramonti, cose che succedono in controluce). Neanche fosse costretto a dover divertire tutti, Bay ha infatti replicato l’errore del secondo capitolo, mantenendo anche una linea “demenziale”. Perché troppo spesso il film sfiora e a tratti raggiunge l’adolescenza allo stato puro, giocando con robottini idioti, battutacce e gag vietate ai maggiori di 10 anni.
Chi si preoccupava dell'assenza di Megan Fox potrà essere ugualmente soddisfatto. Infatti chi pronuncia poche battute e viene continuamente sballottata e salvata è un'altra donna dal fisico mozzafiato, Rosie Huntington-Whiteley, che non fa rimpiangere in alcun modo Megan Fox perché assolutamente simili nell' essere inutili. Di lei si fa ricordare esclusivamente per la sua prima inquadratura in mutande. Dal lato non-umani invece è impossibile non notare come per la prima volta nell'animare un personaggio (Sentinel Prime) si sia cercato di imitare le fattezze del suo doppiatore (Leonard Nimoy) com'è uso nell'animazione tradizionale.
Tra le new entry importanti troviamo John Malkovich, Patrick Dempsey e Frances McDormand. Chi è riuscito a dare più verve nella pellicola è innegabilmente il primo, anche se non si capisce perché viene misteriosamente fatto scomparire da Bay, mentre sia Dempsey che la McDormand si limitano a fare il minimo indispensabile. Persino la particina fatta da Ken Jeong (il mitico Mr. Chao di Una Notte da Leoni) è simpatica e apprezzabile. D’altra parte invece non sembra farsi problemi John Turturro, strenuamente al fianco dei Transformers nel ruolo dell' agente Simmoms dal primo capitolo.
Veniamo alla battaglia finale. Riconoscendo il merito a Bay di sfasciare la città di Chicago in modo pressoché realistico (il grattacielo che crolla veramente notevole), per il resto è una mera ripetizione dei film precedenti. Ci si attendeva l’Apocalisse da Bay, sfruttando i 200 milioni di dollari di budget, eppure salvo alcune parti il regista raramente riesce a stupire, a conquistare, ed entusiasmare, deludendo le aspettative. Quello che dovrebbe essere un’epica battaglia tra Autobot e Decepticon finisce quasi per rasentare l’assurdo, anche dinanzi ad una Chicago rasa al suolo. Il mondo sta per finire e a salvare la Terra chi troviamo? Sempre i soliti 10/15 militari dei film precedenti con la ridicola idea che per distruggere un pilastro si debba fare affidamento su una sola munizione altrimenti game over tutti a casa.
Un fiume di effetti speciali, intervallati da dialoghi aberranti, da uno Shia LaBeouf quasi fastidioso e dalla sua partner, la modella Rosie Huntington-Whiteley, che in mezzo agli scoppi e alle mitragliate, rimane perfettamente truccata e calza tranquillamente le sue scarpe tacco 10 cm. In cima alla vetta dell’assurdo troviamo un Optimus Prime che si perde metà battaglia perché rimane impigliato in paio di fili metallici tenuti da una gru quando poi in 5 minuti maciulla e decapita da solo decine di Decepticon. Per il resto è Transformers, cioè grandi piani sequenza d'azione, ralenti a non finire e chiodo fisso nel riprendere i mutamenti di forma meccanici delle macchine.
A salvare la baracca, paradossalmente, penso sia proprio il 3D, benché non ne sia un ammiratore. Bay si è dovuto trattenere, rendendo le scene d’azione meno nevrotiche rispetto al nauseante capitolo precedente. Un 3D, ed è doveroso dirlo, finalmente esistente, e soprattutto inserito maggiormente all’interno della pellicola, dove si vede la giusta prospettiva e la profonda distanza tra uomini e macchine giganti. Ottima la profondità data a buona parte del film da parte del regista.
In conclusione il film si concede poi un finale per me imprevisto, fatto alla bell’è meglio, dando così l’impressione che Michael Bay volesse finire il prima possibile quest’avventura con i Transformers. Più che una sfida un’impresa, solo in parte riuscita. Perché Transformers 3 supera il capitolo 2 ma solo e soltanto perché era oggettivamente impossibile fare di peggio, grazie anche ad un 3D finalmente “reale”, continuando però a vacillare su tutto il resto. Secondo me era giusto fermarsi al primo capitolo, senza andare oltre. Ma l’industria di Hollywood si sa, è insaziabile, tanto da farci ovviamente pensare che difficilmente si fermeranno a questo numero 3, spolverando magari un Transformers Begins o Returns, tra 4/5 anni, per la gioia della Paramount, della Hasbro, di Spielberg a cui non bastano mai i soldi e di chi ha intenzione di spegnere completamente il cervello per un paio d'ore.
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| Shockwave |


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